Essere protagonisti nella ricerca scientifica secondo Antonia Follenzi
Il 23 febbraio si è svolto presso il Camplus Lingotto un incontro con la dott.ssa Follenzi. Di seguito un breve resoconto della serata fatto dal direttore del Camplus, Chiara Michelis
Essere protagonisti nella ricerca scientifica. Italia-USA, andata e ritorno
Questo il titolo del primo incontro del ciclo culturale a Camplus Lingotto, relatrice Antonia Follenzi, ricercatrice all'Università del Piemonte Orientale e dell'Einstein Institute di New York. Un caso di "cervello in fuga" verso le mete americane, ora rientrato in Italia con un obiettivo importante: dar vita ad un laboratorio proprio, frutto di anni di ricerca sulla terapia genica.
Antonia ha catturato l'attenzione di studenti e tutors raccontando della sua esperienza, a partire dall'infanzia, quando in un tema di quinta elementare già espresse il desiderio di diventare medico, fino agli anni fondamentali dell'Università, in cui gli incontri fatti la "costrinsero" a seguire un'altra ipotesi, ovvero quella della ricerca (e non della professione in cardiochirurgia, che pure la affascinava). In uno dei primi Convegni in cui si parlava di terapia genica reagì con entusiasmo - caratteristica che la contraddistingue anche come oratrice - intuendo che proprio quella pista allora sconosciuta era fatta per lei. Così, prima nell'Istituto di ricerca sui tumori di Candiolo, poi nei laboratori di Israele (dove si recò un anno per affinare le tecniche di ricerca presso uno dei massimi esperti) e di New York, Antonia ci ha raccontato delle vittorie e dei fallimenti di questo mestiere così arduo.
Il dilemma che le si presentava negli anni del dottorato era quello di indagare da scienziata un'ipotesi ritenuta possibile dal docente. Pur sempre un'ipotesi, però, che lei doveva verificare concretamente. I traguardi più importanti Antonia li raggiunge a New York, nel laboratorio del Prof. Gupta, dove fa importanti scoperte nel campo della cura dell'emofilia, ma deve anche scegliere se indirizzare le proprie ricerche sulle cellule staminali embrionali o solo su quelle adulte. Le si affaccia allora la domanda: fino a che punto sono disposta a sacrificare i miei principi per la scienza? Decide di rifiutare la ricerca sulla cellule staminali embrionali, e a fare i conti con la diversa opinione di capi e colleghi, che tuttavia non per questo la emarginano dal gruppo di lavoro.
Un'ultima importante sottolineatura: per fare ricerca oggi è fondamentale il lavoro di squadra. Da soli non si va lontano.
L'incontro è proseguito per un numero ristretto di studenti, una delle quali biotecnologa, davanti a un piatto di pasta. Ciò che più ha colpito di questa ricercatrice è la passione per il suo mestiere unita all'attenzione per il particolare (compreso lo studente camplus in cerca di delucidazioni sul piano di studi). Ciò che si può imparare da un testimone del genere è che, senz'altro, per essere protagonisti occorre avventurarsi. Chesterton aveva ragione.
Chiara Michelis
Direttore Camplus Lingotto