Il mondo attorno ad una particella
Un progetto nato dall'intento di fare fisica a scopi pacifici si traduce nel tempo nel CERN, un centro internazionale di ricerca. A Ginevra i nostri ragazzi hanno scoperto un affascinante modo di lavorare
Sabato venti giugno una ventina studenti e tutor del Camplus Lingotto, Torino, e del Collegio d'Aragona, Catania, hanno avuto una grande, memorabile opportunità: visitare il CERN (Centro Europeo per la Ricerca Nucleare) di Ginevra.
Il nome è assai noto e non solo nella comunità scientifica. Ciò che colpisce di questa realtà incredibile, dove lavorano alcune migliaia di scienziati anche molto giovani, è innanzitutto la sua storia: si tratta di un centro internazionale di ricerca, in particolare nel settore della fisica delle particelle, nato dopo la seconda guerra mondiale con l'obiettivo di unire i popoli e le nazioni in virtù di una comune passione scientifica. Come ci spiega Alessio, laureato in ingegneria nucleare, dopo la seconda guerra mondiale la fisica si era fatta una fama anzitutto per la bomba atomica. Il progetto del CERN, inizialmente due baracche in legno al confine tra la Svizzera e la Francia, voleva dimostrare che la fisica poteva porsi ben altri scopi, e raggiungere ben altre mete. E così al CERN, oggi, si trovano a lavorare insieme indiani e pakistani, israeliani e palestinesi, russi e americani: tra i corridoi, nelle sale, ai tavolini del bar, si respira un clima davvero internazionale! Eppure è evidente come la diversità non sia da ostacolo…anzi! C'è una familiarità speciale tra le persone, familiarità non di sangue o di nazionalità, ma – diciamo così – di "amore alla scienza".
La nostra giornata è una immersione in questo mondo eccezionale. Grazie alle nostre tre guide (Alessio, milanese, Alfio, siciliano, e Marcella, piemontese) riusciamo ad andare anche un po' oltre i soliti percorsi guidati. Così Marcella, con esperienze negli USA e una futura cattedra che l'aspetta a Londra dal prossimo autunno, ci porta a vedere l'esperimento al quale si sta dedicando: il CMS, Compact Mound Solenoid, che ha lo scopo di osservare una vasta gamma di particelle e fenomeni che vengono generati da fortissime collisioni. Muniti di elmetti di sicurezza scendiamo a 100 metri di profondità e osserviamo la grande macchina, mentre la nostra guida risponde prontamente ad ogni domanda e osservazione. Durante il pomeriggio andiamo ad esplorare la control room; il padiglione dove si conservano i magneti; il primo grande esperimento sugli acceleratori avviato nei lontani anni '50.
Il percorso abbraccia diverse discipline e interessi, dalla fisica all'ingegneria. Tutto ciò che vediamo e tocchiamo testimonia la sete di conoscenza e costruzione dell'essere umano che – non pago di un primo esperimento – ne mette in cantiere altri, sempre più avanzati, grazie alla collaborazione di persone come lui, mosse dallo stesso desiderio e dalla medesima passione.
Siamo particolarmente grati alle nostre giovani guide: neo-laureati, dottorandi e ricercatori, appassionati al loro lavoro tanto da desiderare condividerlo e comunicarlo. Vedere la loro disponibilità nei nostri confronti, ma anche l'amicizia che li lega, è forse la testimonianza più bella e provocante dell'intera giornata. Il nostro incontro si conclude, infatti, con il racconto della loro esperienza personale, anche in risposta ad una domanda che affiora da più parti: "come entrare e come restare a lavorare qui?".
Ci invitano alla fine a tornare tra un anno per esplorare nuovi esperimenti e vedere cosa, nel frattempo, si è scoperto di nuovo…
Chissà che un giorno, poi, non troveremo qualche ex-studente Camplus a farci da guida!
Chiara Michelis, direttore Camplus Lingotto