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Le idee più semplici sono quelle vincenti

creato da Agnese Cazzavillan -Ultima modifica 20/04/2009 17:06

Luoghi che c'entrano con l'armonia, la semplicità e lo stare bene. Oscar Farinetti definisce l'essere protagonista e l'essere fortunato. Da UNIEURO a Eataly il segreto è inseguire il talento e piacersi

Le idee più semplici sono quelle vincenti

"Cake - Food" di Gaetan Lee, da flickr.com

Questo il titolo dell'incontro che si è svolto a Camplus Lingotto il 25 marzo, secondo appuntamento torinese del ciclo culturale sull' "essere protagonisti".
Ed è stato effettivamente l'incontro con un vero protagonista. Spieghiamo perché.

Uomo dalla forte personalità, albese D.O.C. che da un negozio di famiglia ha tirato su un impero (la catena UNIEURO e ora il rinomato Eataly, che da Torino si è diffuso in altre città italiane, oltre che a Tokyo e New York), Oscar Farinetti si definisce con la libertà e la semplicità che lo caratterizza "un uomo fortunato", "capace di creare armonia", incapace di "capire le cose complesse".
Seguendo il filo conduttore dell'incontro cerchiamo di andare più a fondo di queste curiose definizioni, che hanno coinvolto e appassionato l'uditorio, formato da studenti, tutors e docenti universitari.

Innanzitutto, il segreto di questo successo personale come imprenditore è racchiuso in una profonda convinzione, che ci provoca in prima persona: "avere talento" e "piacersi". Partiamo dalla prima: "Occorre pensare che esistono persone che hanno più talento di noi e andarle a cercare". E quindi "guardare i nostri specifici lati di bellezza". Farinetti si cimenta con quella che lui stesso definisce candidamente "la regola per essere uomini fortunati": concentrarsi sui lati buoni e positivi della vita e della realtà. "Più o meno" – afferma – "tutti noi abbiamo il 50% di fortune e il 50% di sfortune… l'uomo 'fortunato', il 'protagonista' punta l'attenzione sul lato buono".
"E come?" – la domanda sorge spontanea…
"E' semplice" – risponde Farinetti – "Basta ricordare gli eventi positivi, memorizzarli e raccontarli".
Quindi, "tutto è realizzabile se c'è armonia": una delle qualità maggiori che Farinetti si riconosce è quella di saper creare armonia tra le persone, ovvero saper creare luoghi in cui l'uomo sta bene, e quindi crea e costruisce, perché anche se sbaglia non viene castigato. Da imprenditore realizzato Farinetti sa, e afferma senza falsi pudori, che questi luoghi di armonia sono quelli in cui la gente viene e compra.
A questo segreto Eataly deve buona parte del suo successo (provare per credere – diciamo noi). E' un luogo davvero piacevole, rilassante, originale, in cui è bello farsi un giro anche solo per vedere cose belle (e buone!). Ed è difficile uscirne senza aver aperto il portafoglio. Noi che siamo vicini di casa lo sappiamo bene… Lo sa bene Farinetti, che confessa di aver premiato l'incremento di fatturato dando doppio stipendio a tutti i suoi dipendenti, proprio qualche mese fa, in piena crisi economica.

Ed ecco che la crisi diventa spunto per un nuovo affondo. Questa volta è Farinetti a interpellare gli studenti: "cosa dite della drammatica contingenza che state vivendo? Cosa pensate di questa crisi?". Gli studenti rispondono, si mettono in gioco. Farinetti non la fa semplice, afferma che questo è un tempo duro per le nuove generazioni, ma anche che, la vita senza rischio, fatica, emozione, bellezza è meno avvincente. Ed ecco che li sfida: "fare impresa, oggi, è la cosa migliore che possiate fare!". Li invita: "sappiate creare armonia e fare delle belle società!". Tenendo presente che, certo, è rischioso, ma vale la pena accettare il rischio di impresa. E mette a confronto le ultime tre generazioni: quella del padre partigiano, che ha lottato per la libertà e ha potuto rischiare la vita per dei grandi ideali; quella sua, del boom economico, in cui c'erano opportunità lavorative per tutti e lo sviluppo perdonava gli errori, ma anche c'era il rischio di adagiarsi nella propria creatività. Ora, è vero, è più difficile trovare facili soluzioni, ma… chi sa tirare fuori il coraggio e la creatività viene fuori, ed è molto più divertente.

Infine, un ultimo spunto di riflessione perché, come dice Farinetti, l'imprenditore è anche un intellettuale. Deve saper elaborare delle teorie , delle idee, che possano essere trasmesse e applicate da altri in modo vincente. Chi fa impresa, infatti, non deve tenersi i propri segreti per sé. Noi italiani siamo molto individualisti, abbiamo paura ad essere copiati, e siamo spesso poco capaci di lavorare con gli altri. E invece, chi non sa lavorare in gruppo non combinerà mai nulla da protagonista. Quindi, un'altra affermazione spiazzante: "mi piace raccontare le mie idee e copiare le idee altrui". Perché? "Perché le idee 'banali', ovvero quelle semplici, sono le più funzionanti, in quanto vengono comprese da tutti, e la gente sta più volentieri con chi le realizza". Ed ecco allora che l'imprenditore/intellettuale nostro ospite condivide con noi una delle sue teorie cavallo di battaglia, la teoria dei contrasti apparenti ("scriva, prenda nota!" – dice rivolto alla sottoscritta…). E io scrivo: "Consiste nel saper mettere insieme dei valori positivi che ai più appaiono contrastanti". E fa l'esempio di Eataly:

  • Luogo informale ma autorevole (la formalità non paga… se c'è una parola invisa a Farinetti, questa è "nicchia")

  • Luogo autoironico ma orgoglioso

  • Luogo onesto ma furbo

Infine condivide con noi la sua ultima pensata, degna di un imprenditore che non smette di cercare altre idee, o come dice lui, altre "brecce nel mercato" in cui infilarsi: "vendere domande". Creare, cioè, punti di vendita di domande, migliaia di domande, magari abbinate ad un prodotto culinario di alta qualità. Luoghi chiamati, magari, "Perché". Dimostrando che ad un bene, come un prodotto ortofrutticolo, si può dare un valore metafisico abbinandolo ad un pensiero con punto interrogativo concepito proprio per la persona cui viene donato il prodotto ("sicuramente - pensiamo noi - un'idea innovativa!").

L'incontro termina con un applauso: Farinetti ci saluta dicendo di avere imparato tre cose (il riferimento è ai tre interventi sulla crisi economica che vengono da parte degli studenti). Un vero protagonista va via da "signore", dicendo di "aver ricevuto più che dato", fosse anche una piccola cosa. Gli studenti rimangono colpiti, alcuni si fanno dare la mail dell'imprenditore. Due studenti mi scrivono i giorni successivi inoltrandomi domande che intendono inviare al nostro ospite perché le parole che hanno sentito sono inevitabilmente parole che provocano, che fanno pensare, che mettono in moto il cervello.

Cosa c'è di più interessante di un incontro che provoca questa reazione? Che magari fa insorgere il desiderio di mettere le mani in pasta, di cercare talenti da seguire (per tornare all'incipit), di guardare più il buono delle cose che la scalogna? Se poi quanto ascoltato continua a lavorare dentro di noi, a farci muovere, generando domande… beh, allora possiamo davvero riconoscerlo: il 25 marzo abbiamo avuto la fortuna di incontrare un vero protagonista!


Chiara Michelis, direttore Camplus Lingotto

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