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Occorrono ambiti che aiutino l'università a svolgere la sua missione

creato da Agnese Cazzavillan -Ultima modifica 16/04/2009 11:00

Il contributo di Maurizio Carvelli, Amministratore Delegato della Fondazione CEUR, a proposito della riforma universitaria e del senso originario di università come comunità scientifica e culturale

Occorrono ambiti che aiutino l'università a svolgere la sua missione

"Palazzo dell'Archiginnasio" di miladus, da flickr.com

Due fatti da porre all'attenzione della discussione sulla riforma dell'università e una riflessione.

1) Nei giorni scorsi, Benedetto XVI, ricevendo studenti e personale dell'Università degli Studi di Parma, in occasione di una ricorrenza dell'Ateneo, e riferendosi alla figura di Pier Damiani ha commentato i fatti recenti relativi alla discussa riforma Universitaria prospettata dal Ministro. A tal proposito il Papa ha detto "… la validità di una riforma dell'Università non può che avere come riscontro la sua libertà:  libertà di insegnamento, libertà di ricerca, libertà dell'istituzione accademica nei confronti dei poteri economici e politici. Questo non significa isolamento dell'Università dalla società, né autoreferenzialità, né tanto meno perseguimento di interessi privati approfittando di risorse pubbliche. Non è di certo questa la libertà cristiana! Veramente libera, secondo il Vangelo e la tradizione della Chiesa, è quella persona, quella comunità o quella istituzione che risponde pienamente alla propria natura e al proprio fine, e la vocazione dell'Università è la formazione scientifica e culturale delle persone per lo sviluppo dell'intera comunità sociale e civile". (Discorso integrale del Santo Padre)

2) Si sono svolte tra la fine di ottobre e la fine di novembre nei Collegi della Fondazione CEUR e di altre Fondazioni del network Camplus le inaugurazioni dell'A.A., dove sono intervenuti i prof. Pietro Barcellona, Franco Prodi, Marco Bersanelli, Francesco Alberoni, che hanno tenuto le prolusioni in un contesto reso ancor più significativo dalla partecipazione attiva degli studenti guidata dai Direttori (i Collegi di Camplus sono strutture di eccellenza dove circa 500 studenti universitari, molti dei quali sono veri e propri talenti, vengono seguiti uno per uno in una logica di formazione integrativa e sussidiaria a quella dell'Università). Il tema che faceva da fil rouge alle prolusioni era: "Essere protagonisti: desiderio realizzabile?", tema declinato soprattutto nel campo della conoscenza; Barcellona e Bersanelli per esempio hanno, a distanza, individuato una comune chiave di lettura: protagonista è chi cerca continuamente un senso unificante la realtà e ad esso finalizza ogni conoscenza parziale.

Si chiedeva il prof. Bersanelli: chi sono i Maestri? Chi vive così  l'Università, come un Unum Vertere. Ma occorre un rapporto con questi Maestri ed occorrono ambiti di comunità tra Docenti e Studenti, in cui le discipline specialistiche si aprano all'interdisciplinarietà, all'unità del sapere, al legame con la realtà, alla riflessione culturale e soprattutto alla relazione costruttiva tra le persone e tra le persone e la realtà. Questa è l'università nel suo senso più pieno e originario.

Ecco, è  da questa concezione di università come comunità scientifica e culturale che dovrebbe partire la riforma universitaria. Ed è dall'assenza di questa impostazione che nasce il degrado degli atenei, che hanno finito per avere altre priorità rispetto allo studente il quale, oltre ad essere soggetto da educare e formare, è anche, tramite la famiglia contribuente, la principale risorsa del sistema.

Oggi, con la discussione dei vari decreti legge e in presenza delle linee guida del governo sulla riforma universitaria,  si presenta una straordinaria occasione di cambiare le cose, occasione mai presentatasi così chiaramente in passato;  i giornali ammettono che "il re è nudo", mai come oggi si ammette che spesso si fanno i corsi per i professori più che per gli studenti e che per questo motivo i corsi di laurea sono il doppio che in altri paesi.

Dai Camplus e da molte altre realtà educative e formative nate da varie identità sociali e da vari atenei emerge un dato inequivocabile: che esistono luoghi dove l'università viene vissuta pienamente e che c'è un positivo da cui ripartire; studenti che hanno voglia di imparare e di valorizzare il proprio talento e una comunità di docenti disposta a svolgere la propria funzione didattica fino in fondo, così come quella della ricerca, fondamentale nel percorso e nella finalità accademici.

E' un eccellenza di cui c'è veramente bisogno nel nostro paese.  Bisogna favorire l'emergere e il consolidarsi  di questi luoghi. Costi quel che costi.

Tutti gli altri problemi, dalla governance alla valutazione, sono certamente complessi, ma risolvibili, a partire da questa prospettiva.


Maurizio Carvelli
Amministratore Delegato Fondazione CEUR

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