L'io protagonista è più grande della circostanza
Don Julian Carron, docente di Introduzione alla Teologia presso L'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, chiamato a chiudere il ciclo tematico "Essere protagonisti: desiderio realizzabile", che ha caratterizzato l'attività culturale 2008-09 del network di residenze Camplus
"Ho voglia da domani di riprendere in mano tutta la mia vita"
Così confida, dopo la conferenza, Azzurra studentessa di Farmacia a Catania, venuta appositamente a Milano al Collegio Città Studi della Fondazione CEUR, per ascoltare Don Julián Cárron. "Dopo quello che ho ascoltato desidero vivere la realtà accettando sfide che altrimenti non avrei affrontato".
Le fa eco la sua collega, una matricola di Lettere, Maria Teresa: "Per me l'esperienza della scelta della Facoltà è stata un partire da quello che diceva Carron –che l’io vale più della circostanza- e i primi mesi sono stati estremamente positivi". Ci guardiamo in faccia e un dubbio ci coglie per un attimo: "e quando le cose non vanno bene?" Ci viene in mente un'altra frase di Carron, quella con cui ha chiuso, "la questione è se uno ha un punto di appoggio che lo fa risorgere dalle proprie ceneri".
In effetti questo è stato l'acme della serata, in una gremita sala conferenze, quando Gabriele di Camplus Rubattino ha usato una parola che è tabù nelle aule universitarie: certezza, "ci vuole una certezza ha detto per essere protagonisti perché, come Leopardi ha scritto e come tutti noi facciamo esperienza, ogni soddisfazione finisce; c'è la paura di essere ingannati" e Carron ha risposto identificando il vero col duraturo: "il problema- ha detto- è se c'è una risposta all'altezza della natura del desiderio umano…altrimenti da adulti si diventa scettici…uno diventa certo quando ha qualcosa per cui l'interesse cresce nel tempo".
Carron era partito identificando l'essere protagonista con l'essere libero, con l'essere se stesso: "invece oggi si vive in funzione di ciò che ci si aspetta da noi nei diversi ambiti"; "viviamo in un'epoca in cui apparentemente abbiamo tutte le libertà, eppure la libertà è un bene assai raro, siamo schiavi di molte dipendenze". "Da cosa si capisce se una dipendenza è sana?" chiede Beppe, Vice Direttore di Camplus Bologna. "Se ti soffoca, se ti sottomette è malsana, come una scarpa che non calza bene".
Se, invece, si dipende da qualcosa che dà significato al vivere, se in tutto si cerca il significato del vivere, ci si apre alla realtà, ogni cosa diventa occasione per essere protagonisti. "Da quando ho incontrato Don Giussani – rivela appassionato Carron- ho potuto fare un cammino umano, tutto è stato occasione per un cammino; si può fare lezione aspettando che l'ora finisca, oppure prendendo tutte le "provocazioni" dei ragazzi come sfida alla mia libertà".
"Non posso più vivere senza dire cosa mi consente questo: è la persona di Cristo" . "Se l'uomo è ridotto ai fattori psicologici, sociologici, ambientali, insomma ai fattori antecedenti è schiavo: solo se l’io è più grande della circostanza si è liberi, si è protagonisti".
Una frase di San Tommaso fa da refrain alla serata "La vita dell'uomo consiste nell'affetto che principalmente lo sostiene e nel quale trova la sua più grande soddisfazione".
Adele del Città Studi, cinque anni di Collegio alle spalle, brillanti risultati all'Università fa un esempio: ricorda la passione con cui un gruppetto del Camplus lavora sul testo "Il Senso Religioso" di Don Giussani, un lavoro che coinvolge la vita e in cui le persone con le loro peculiarità e diversità vengono fuori (per esempio emerge la differente formazione, umanistica la sua, scientifica o tecnologica quella della maggior parte dei suoi colleghi) e si confrontano a partire dall'esperienza documentata nel testo.
La risposta di Carron è il suggerimento trepidante di un padre: "E' soltanto se uno accetta di fare un lavoro di paragone come quello esemplificato che diventa sempre più protagonista". E rispondendo a Paola, Città Studi: "Quando una persona è un soggetto che sa ciò che vale nella vita, usa anche con più adeguatezza le possibilità offerte dalla tecnologia." "Se uno accetta di fare questo cammino umano, vede la convenienza umana che c'è".
I ragazzi ascoltano attenti e affascinati.…Carron testimonia con chiarezza e passione una pienezza, quasi una "febbre" di vita: questo significa essere protagonisti ed è una strada alla portata di tutti.
Pietro Lorenzetti