Trovare se stesso
Etsuro Sotoo: eccezionale nel senso etimologico del termine. Lo scultore sta dedicando la sua vita alla Sagrada Familia. Un'opera imponente e geniale che richiede infinita pazienza ed umiltà
Sotto una pioggia scrosciante Etsuro Sotoo arriva al Collegio Città Studi dove è giunge per parlarci della sua vita e del suo lavoro. Si presenta con fare sereno e umile, si rivelerà attento e curioso.
Inizia dal nocciolo della questione. Racconta del motivo per cui tanti anni fa ha iniziato a dedicarsi al completamento della Sagrada Familia a Barcellona, l'incredibile tempio ideato da Antoni Gaudì: "Sono arrivato in Europa per la prima volta nel 1978 per cercare le rocce. Non sono venuto pensando di scolpire la Sagrada Familia né di proseguire l'opera di Gaudì. Perché volevo tanto scolpire le rocce? Dopo la laurea ho iniziato a lavorare all'università e gli studenti mi facevano delle domande ma io, a mio volta, non avevo nessuno, non avevo un maestro, a cui rivolgere queste domande – chi sono? cosa faccio qua? -. Avevo un sogno, volevo costruire qualcosa di grande."
Una prima risposta ai suoi quesiti arriva attraverso il lavoro: "Io sono venuto in Europa per cercare me stesso. Nel seguire la roccia ho trovato me stesso e dovete sapere che la roccia non fa mai quello che vuoi tu, non si piega al tuo volere." Con infinto candore Sotoo afferma che, per essere se stessi non necessariamente basta esprimere il proprio io spontaneo, piuttosto essere se stessi comporta un sacrificio. Lo scultore ha trovato se stesso nel momento in cui ha messo da parte un po' di sé per far emergere la roccia.
La Sagrada Familia ha un che di fantastico, stupefacente, un lato che prende spunto dalla natura compagna d'infanzia di Gaudì, come ci racconta lo stesso Sotoo: "Antoni era un bimbo malato, reumatico, viveva segregato in casa. Non andava a scuola, rimaneva seduto a prendere il sole. Ha vissuto in solitudine. L’unica cosa che poteva fare era osservare la natura…Nel suo atelier ha voluto riportare lumache e lucertole. Non era per un gusto macabro o noir ma perché erano i suoi amici di quando era piccolo."
La flora nasce dall'immaginario di Antoni bimbo, ma lì non finisce: struttura - funzione - simbolo in Gaudì coincidono. Ogni dettaglio strutturale, infatti, ha riscontro nelle Sacre Scritture e racchiude un significato: "Perché Gaudì voleva mettere tutta questa frutta e foglie? - chiede Sotoo - I frutti siamo noi, la frutta però non matura senza foglie, che sono la parola di Dio. Nella parte superiore i frutti sono colorati e maturi e le foglie cadono, perché quando i frutti sono maturi non c’è più bisogno di parole."
Sotoo non ci nasconde che attraverso Gaudì ha trovato una seconda risposta, probabilmente inaspettata: "Fin da giovane ho cercato me stesso. Tanti saggi hanno lasciato diversi insegnamenti che hanno a che fare con la religione. Dopo l'incontro con Gaudì mi sono accorto che non dovevo guardare Gaudì ma ciò a cui lui guardava. E' così che sono entrato in contatto con la religione cattolica. Dopo anni di lavoro mi sono sentito dentro la fede cattolica. E' come se Gaudì mi avesse dato una spinta e mi avesse detto - vai, cammina da solo -".