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"Elezioni snaturate"

Mentre scrivo questo mio commento, i cittadini milanesi votano per il sindaco che amministrerà la loro città per i  prossimi cinque anni. Ed è a questo punto che, secondo me, bisogna porre attenzione e attenersi maggiormente. Queste elezioni  sono state snaturate perché caratterizzate da una campagna elettorale mirata a dare a esse la valenza di mere elezioni politiche. Questo è stato un grande errore tattico ma soprattutto di principio. Io credo, e mi pare anche facilmente dimostrabile, che ci possano essere buone amministrazioni comunali a prescindere dal colore politico degli amministratori. Ho trovato che i toni usati nei confronti del candidato Giuliano Pisapia  siano stati spesso ingiustificabili ed eccessivi e che poco spazio sia stato dato a un serio confronto sui contenuti e sulle modalità di attuazione dei programmi.

Ascoltando gli interventi di Giuliano Pisapia ho ricavato la sensazione che sia una persona molto più moderata di quanto non si voglia far credere. Non penso che abbia rinnegato la sua origine borghese (tanto importante per una larga fetta di elettorato milanese) ma l’abbia piuttosto arricchita aprendosi alle istanze di coloro che appartengono alle categorie sociali meno fortunate e influenti.  Mi sembra una persona che potrebbe avere un contatto reale e diretto con i suoi concittadini, pronto a farsi carico della risoluzione di problemi oggettivamente difficili quali, ad esempio, i rapporti con la comunità islamica, i campi Rom. Considero necessario che il sindaco di una grande città europea affronti tali problemi senza ricorrere a demonizzazioni che risultano assolutamente inutili, dannose e, soprattutto, inconciliabili con la cultura e l’etica cristiana. Ritengo strumentali le accuse che gli sono state rivolte di voler fare di Milano una città privata della sua identità cattolica, per via della sua proposta di realizzare un centro di cultura islamica. Roma, pur ospitando la più grande moschea presente in Europa, non mi pare abbia perso la sua identità dal punto di vista religioso. Io sono convinta della necessità di uscire da una logica che tende a ghettizzare e criminalizzare gli immigrati: solo una politica dell’accoglienza e dell’integrazione può risultare vincente per risolvere i problemi che nascono dalla convivenza. E ciò non implica che gli italiani debbano rinunciare alla loro cultura ed alle loro tradizioni.

Nel programma di Pisapia ho molto apprezzato la volontà espressa perché ci sia una partecipazione attiva dei cittadini alla vita pubblica e il proposito di migliorare l’aspetto di legalità interna al comune con “l’esclusione dalla candidatura in liste o per nomine di indagati per mafia, rinviati a giudizio o condannati anche solo in primo grado per reati contro la Pubblica Amministrazione”.
Considero molto importante il concetto espresso nel  programma dalla seguente frase: “Le politiche sociali non sono un costo, ma un investimento. Le politiche sociali non possono essere quelle più subordinate a logiche di bilancio, perché la loro azione tocca bisogni e diritti fondamentali”.

Io non sono milanese, vivo in questa città da poco meno di un anno e non ho, quindi, la presunzione di giudicare l’attività della passata amministrazione. Ma Milano, pur con i suoi problemi, è una città che apprezzo molto per la sua vivacità culturale, per la sua serietà che trova incarnazione nell’impegno che ho visto profuso da tanti nella loro attività lavorativa. Ritengo, pertanto, che i milanesi voteranno con la coscienza di chi sa giudicare l’operato dei suoi amministratori. E in coscienza capiranno se è arrivato il momento di cambiare.

Claudia Consoli, Studentessa Camplus Città Studi

 

Data: 
Wednesday 25 July 2012 - 15:05

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