Incontro con Riccardo Ruggeri e la Francesco Brioschi Editore
Grande partecipazione degli studenti Camplus
Mercoledì 25 novembre scorso presso il Camplus Città Studi di Milano oltre cento ragazzi provenienti da tutto il Network di Residenze hanno partecipato all’incontro con Riccardo Ruggeri (dirigente Fiat, oggi imprenditore e consulente internazionale) e la casa editrice, la Francesco Brioschi Editore, che ha scelto di pubblicare il suo libro “Una storia operaia”, rappresentata dal Presidente, il prof. Francesco Brioschi e dal Direttore Editoriale, il dott. Gianluigi Mariani.
Si è trattato non soltanto di un’occasione in cui si è assistito alla testimonianza di un uomo di spicco del panorama economico italiano e internazionale, ma anche di un confronto partecipato con gli studenti che, attraverso le loro considerazioni e domande, hanno guidato la serata. In precedenza erano infatti stati creati gruppi di studio in ogni Camplus, costituiti allo scopo di prepararsi all’evento leggendo e riflettendo sull’opera di Ruggeri, per arrivare ad elaborare interventi, frutto di riflessioni condivise, che sono state proposte agli ospiti durante lo svolgimento dell’incontro.
Ruggeri è stato quindi stimolato ad esprimersi su vari temi: dal suo modo di concepire il management, alle sue origini operaie, a periodi significativi per la storia italiana, non solo economica.
E’ emersa la figura di un uomo dall’identità salda, sempre coerente con le scelte effettuate, in virtù della capacità di maturare fin da giovane forte consapevolezza di sé e profonda fiducia nelle proprie capacità. Ruggeri testimonia l’esperienza di una vita e di una carriera concepite come percorso, vissute con lentezza. E’ fermo nel sostenere che non esistano ricette per sviluppare carriere di successo, ma che per arrivare ad alti livelli ciascuno debba costruire la propria strada e assumersi il tempo necessario per raggiungere gli obiettivi programmati. E’ così che Ruggeri ha potuto costruire la sua carriera arrivando ai vertici Fiat giungendo ad essere oggi un importante consulente internazionale. Coerente con questa sua visione, nel concepire il management sostiene l’inscindibilità fra le competenze teoriche che si acquisiscono durante il percorso formativo universitario e post-universitario e la vicinanza al “lavoro di fabbrica”, ossia la conoscenza profonda dei “ferri del mestiere”. E’ proprio l’esperienza acquisita sul campo che ha permesso a Ruggeri di sviluppare la capacità di analisi e la sicurezza necessarie a prendere decisioni immediate in situazioni critiche, elementi che lui riconosce come sue competenze distintive e che lo hanno portato a diventare ed essere conosciuto come “l’uomo di crisi”.
Proprio la difesa delle competenze è un tema molto caro a Ruggeri. Al giorno d’oggi tutto sembra andare contro il concetto di lentezza, le competenze tendono a durare poco, per questo invita i giovani a difendere il proprio know how e ad individuare o creare per sé quei percorsi e quelle strade che permettono di non dover rinunciare ad esso. Per Ruggeri ognuno deve avere voglia e coraggio di investire su se stesso e per questo deve maturare consapevolezza delle proprie capacità e obiettivi. Curare e rischiare il proprio talento diventa quindi la ricetta per essere competitivi, anche in tempo di crisi.
Infine, una breve notazione.
È difficile tirare le somme e sapere esattamente cosa uno studente porta a casa da un incontro con un uomo come Ruggeri. Se da una parte egli ha negato l’esistenza di ‘ricette preconfezionate’, dall’altra, non troppo implicitamente, ha fatto ben capire quali fossero i requisiti di un buon manager e di un uomo al contempo.
È ovvio che tutto ciò non si potesse risolvere in un catalogo di requisiti di fronte al quale ogni ragazzo potesse pensare: «ce l’ho; mi manca!». Ruggeri ha detto che bisogna saper scegliere; che è fondamentale la capacità di mediare, ma non sempre; che bisogna sapersi valutare e valorizzare chi ha capacità e competenze…
Tutte cose sfumate, tutte parole ‘troppo’ onnicomprensive: però era impossibile non riconoscere che la sua persona era espressione diretta di quello che diceva, che le sue parole creavano armonia con la sua persona. Questo matching non è dato a tutti.
Bene, questo esempio è importante per i ragazzi, perché comunica esplicitamente che affermarsi in armonia è possibile, ma soprattutto che ognuno può farlo, perché i valori grandi, quelli onnicomprensivi, sono alla portata di tutti coloro che avranno la forza per farli propri.
Cesare Grisi