Ultime news
"Una scelta dirompente. Ma forse educativa" di Pietro Lorenzetti

"Dalla lex mercatoria ai principi unidroit, Unico ma diverso" di Carla Milisenna, studentessa Camplus San Felice

"La Gestione dell'Energia Pulita" corso sulle energie alternative Università Bicocca

Un corso interamente in lingua inglese quello che si terrà a partire dal mese di Aprile 2012 presso l’Università Bicocca di Milano, sulle energie alternative e il modo in cui gestirle.

Advanced course "Energy and environmental risk management"

Patrocinato dal Consorzio Nova Universitas, anche quest'anno prende il via il corso, interamente in lingua inglese, di "Energy and environmental risk management" che si svolgerà presso l'Università Milano Bicocca a partire dal 19 aprile. (apertura iscrizioni dal 17 dicembre al 2 febbraio 2012)

Camplus Orienta

L’ANVUR si sottopone a valutazione….

Teoria e pratica si fondono in laboratorio

Il progetto formativo di due Alumni Camplus.

IL VOLONTARIATO PASSA DALL’EUROPA

La costruzione della cittadinanza europea passa anche attraverso le esperienze di volontariato, in cui gli studenti, e in special modo i Collegiali, hanno modo di rafforzare skills di intraprendenza e problem solving oggi sempre più indispensabili nel mondo del lavoro.

"European Open Stage"

Concorso EUCA "Message in a Bottle"

Corsi di preparazione alle Carriere Internazionali con NMUN, Studenti Ambasciatori alle Nazioni Unite

"DOTTORATO: UNA RISORSA E UNA SFIDA" di Lina Cacarrone, Staff Camplus

Il prossimo 4 novembre, a conclusione dei venti cicli del Dottorato di Ricerca in Statistica dell'Università di Napoli Federico II, si svolgerà, promosso da Nova Universitas, un incontro-dibattito cui interverranno accademici ed esponenti della ricerca negli enti pubblici e nelle imprese per fare il punto sull'esperienza passata e sul futuro dei dottorati in statistica in un momento di grande cambiamento dell'alta formazione in Italia. All’incontro interverranno numerosi dottori in statistica, tra i circa 90 che si sono formati presso la Federico II, per arricchire il dibattito con il contributo della loro esperienza, non solo accademica. A tal proposito e per meglio approfondire i problemi dei dottorati in Italia, ci sembra utile riportare il punto di vista del Prof. Carlo Lauro, docente ordinario e coordinatore del Dottorato di Ricerca in Statistica presso l’Università Federico II di Napoli.

Master Universitario di II livello in Ingegneria delle Infrastrutture e dei Sistemi ferroviari

Master in Business Intelligence e Sistemi di supporto alle decisioni

“The Overseas Diaries” il blog di Orkide Izci, alumna del Camplus Alma Mater.

CULTURA: PATRIMONIO DI TUTTI

"Volunteering builds Citizenship"

" Lo Spring Hill College, partner di Camplus, tra i migliori college d'America"

Borse di studio convenzionate INPDAP

"All’origine dell’economia di mercato" di Pietro Lorenzetti

Paolo Nanni è un giovane apprezzato storico che, anche grazie alla disamina di una mole impressionante di documentazione, ha contribuito ad avvicinare a noi  personaggi che sul finire del Medioevo contribuiscono a creare l’economia di mercato, come Francesco Datini, il "mercante di Prato".

Prof. Nanni qual è il profilo del mercante che esce dalla sua indagine?
Userei il termine realista, anche se sono consapevole della possibile incomprensione, dal momento che oggi con questo aggettivo si indica un atteggiamento rassicurato dalle misure del possibile e del calcolo. Non era così per i mercanti del Medioevo. Gli orizzonti aperti, la varietà dei commerci, le pratiche e gli strumenti contabili e finanziari ci mostrano una realtà molto dinamica, costantemente impegnata con i rischi del mestiere.
Importanti contributi storiografici hanno mostrato il ruolo culturale che gli uomini d'affari della fine del Medioevo avrebbero avuto anche nella diffusione di una nuova mentalità che, dal basso, avrebbe aperto le porte alla modernità. Razionalismo, incondizionata fiducia nella ragione e nella sua pratica, sarebbero le caratteristiche di questi mercanti, un po' esosi e avidi come ci appaiono anche in tante rappresentazioni artistiche. Naturalmente il mercante di Prato occupa un posto di rilievo in questa tipizzazione.
Il caso di Francesco Datini offre tuttavia qualche elemento in più per la conoscenza storica, che costringe a riconsiderare alcuni stereotipi. L'enorme documentazione giunta fino a noi nel suo archivio rappresenta un caso unico: solo i carteggi, suddivisi in specializzato (lettere commerciali, di cambio, assicurazioni) e privato conservano circa 150 mila documenti, oltre ai libri aziendali, ai quaderni di entrata e uscita ecc. In particolare le lettere indirizzate dal Datini ai soci delle compagnie offrono la possibilità di entrare dentro il suo modo di sentire e operare.
Nel suo continuo "ragionare tra mercanti" (questo il titolo che ho dato al mio libro) emerge ad esempio la chiara coincidenza tra atteggiamenti e pratiche che sono "secondo ragione", "secondo natura" e "secondo la volontà di Dio". Una ragione dunque in relazione con la natura e con Dio; una concezione del temporale legata all'eterno. Questo è il realismo del Datini, così come emerge dalle sue lettere, che rappresentano una sorta di memoria del Medioevo. Un uomo che certamente sapeva come fare i soldi, come fare impresa, ma che continuamente ragionava sulla vita e sul destino.

Quali sono all’epoca le altre realtà che avviano l’economia di mercato?
I mercanti non erano individui avulsi dalla storia, naturalmente. È impossibile cogliere la portata di questa realtà al di fuori di quel fenomeno delle città italiane del centro nord al tempo di Dante. Repubbliche marinare come Venezia o Genova, città come Milano, Firenze, Pisa, Lucca o Siena rappresentano un caso singolare in tutta Europa per la precoce affermazione e per gli specifici connotati economici, sociali, politici e culturali.
Tutti conosciamo la grandezza delle arti e dell'architettura, ma ciò che forse non viene considerato sono le articolazioni sociali di città densamente popolate e connotate da attività manifatturiere, commerciali e finanziarie. Le stesse forme di governo, prima dell'avvento dei principati, conoscevano una più ampia partecipazione civile che considerava come una ossessione la difesa dalla tirannide. Gli scritti di Egidio Romano o del giurista Bartolo da Sassoferrato sono espliciti in tal senso.
La ricchezza accumulata con le attività economiche rifluiva anche in forme di assistenza come gli ospedali (si veda il caso esemplare del Santa Maria della Scala di Siena), che, per usare un termine moderno, realizzavano una sorta di welfare society. Senza contare i cantieri pubblici nei quali si concretizzava la costruzione della città, immagine del bene comune.
Città litigiose, lo sappiamo, verso l'esterno e al loro interno, ma che tuttavia realizzavano forme di associazione intermedia nelle quali si articolava la vita di individui mai isolati. Le famiglie, le compagnie, le arti o corporazioni di mestiere, rappresentavano il modo di esistere all'interno della città. Ma anche al di fuori. È noto il caso delle universitates o associazioni di mercanti all'estero che, organizzate da statuti delle città d'origine, avevano una funzione riconosciuta dai governi delle piazze di mercato dove operavano.

Si può parlare di un’origine italiana, popolare  e cattolica del capitalismo?
Mi permetto una precisazione. Con il termine capitalismo si intende una particolare forma economica che ha visto la sua affermazione in epoca moderna e contemporanea: la sua applicabilità a realtà precedenti rappresenta, come sempre in questi casi, un’irrefrenabile tentazione ma anche una lente deformante. Se parliamo di economia di mercato – dunque qualcosa di diverso dal semplice scambio di beni – allora ci troviamo perfettamente negli ultimi secoli del Medioevo.
Non v'è dubbio che a quelle città di cui ho parlato, e ai mercanti che da esse muovevano, vada il riconoscimento di aver avviato qualcosa di nuovo, che poi si è diffuso in tutta l'Europa. Alla societas cristiana e alla cultura diffusa va riconosciuto il merito di aver liberato ed educato forze spirituali e razionali che sono documentate in tutti i campi, compreso quello economico. Alla libertà degli uomini e delle società la responsabilità di averne interpretato le potenzialità.
Un'ultima nota tornando al nostro mercante Francesco Datini e alle sue lettere. Il mercante di Prato veniva dalla strada: era figlio di un venditore di carne. Rimase orfano a circa quindici anni ed andò in cerca di fortuna ad Avignone, negli anni della "schiavitù" del pontefice. Si arricchì e tornato in patria quasi cinquantenne, al contrario di quanto prescrivevano i mercanti quattrocenteschi come il Cotrugli, non andò in pensione, ma costruì un piccolo grande impero imprenditoriale, con compagnie mercantili a Firenze, Pisa, Genova, Maiorca, Barcellona, Valenza, con relazioni che attraversavano tutta l'Europa e il Mediterraneo. Considerava i suoi beni come "dati da Dio" e a Dio tramite i suoi poveri voleva renderli. Così fece alla sua morte, rimasto senza eredi: lasciò tutti i suoi averi per un'opera di carità. Donò anche una somma di mille fiorini all'ospedale fiorentino di Santa Maria Nuova per avviare una nuova attività, l'accoglienza degli orfani: è il primo documento che attesta la nascita dello Spedale degli Innocenti di Firenze giunto fino ad epoca recente.
Desiderio di lasciare una memoria in questo mondo lui che era senza eredi? Compassione per gli orfani, lui che era aveva perso la famiglia con la grande peste del 1348? Imprenditore di carità alla fine di una vita da imprenditore di merci e finanze? Modo di mercanteggiare col Padreterno il paradiso dopo una vita intenta a mercanteggiare altri beni con gli uomini? Le domande possono proseguire e ognuno è chiamato a rispondere. Ma ciò che nessuno può negare è che tutte queste dimensioni che uniscono la vita e il destino, il tempo e l'eterno, sono inseparabili. E sono fiorite nell'arte come nell'economia in quella societas. Qui risiede una nota di grande interesse che forse può mettere in crisi qualche pregiudizio frutto della nostra epoca intenta a separare sempre i piani. Non è il caso del Medioevo cristiano.

 

Pietro Lorenzetti