“MANDACI IL MIRACOLO DI UN CAMBIAMENTO”
A margine del Meeting di Rimini e all’inizio di un anno.
E’ stato un classico della drammaturgia del Novecento, il Caligola di Albert Camus, ad inaugurare il 31° Meeting per l’Amicizia tra i Popoli, che ha avuto per tema la frase di don Giussani “Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore”.
Ruvido e drammatico nelle sue scelte scenografiche, il Caligola portato in scena da Otello Cenci si presenta come riflessione potente sul desiderio dell’uomo nel suo bisogno di infinito, quasi seguendo una frase biografica che lo stesso autore francese ha consegnato ai suoi diari: “Ho bisogno di scrivere cose che in parte mi sfuggono, ma che rappresentano appunto una prova di ciò che in me è più forte di me”.
Girando per i padiglioni del Meeting, ascoltando i testimoni, gli scienziati, gli artisti che si succedono a parlare negli incontri ci si trova in un luogo che sembra sospeso sul mistero. Le parole meditate dei relatori e quelle fuggevoli di chi gira per i padiglioni parlano di qualcosa che spesso non è intenzionale eppure è fortemente presente.
E’ un’esperienza tipica dell’arte, è un’esperienza che durante le dittature (si pensi al Samizdat) è stato dato di compiere alla letteratura sommersa.
E forse che oggi non siamo sommersi da un neopaganesimo invadente come ha ricordato Davide Rondoni nel bell’incontro sul Desiderio e gli antichi alla presenza del rettore dell’Università di Bologna Ivano Dionigi?
Anzi se, aldilà delle sovrastrutture filosofiche, per i moderni questo essere sospesi sul Mistero, questo parlare di cose che in parte sfuggivano era un’esperienza di cui spesso ci si avvedeva, per noi postmoderni, la coscienza dell’altro o dell’Altro (come ha detto Dionigi sapremo un giorno se andava scritto con la maiuscola) è più a macchia di leopardo.
Il Meeting che è alla sua 31° edizione è una di queste comunità. Non è risparmiato anzi è sospinto il rapporto con la realtà. Il desiderio, così, se da un lato scopre che “le forze che muovono la storia sono le stesse che muovono il cuore dell’uomo” (per questo sfuggono –per usare l’espressione di Camus- alla misura dell’uomo), fa l’esperienza del reale come limite ma anche come segno di questa presenza. “Il Mistero che fa tutte le cose” diceva Don Giussani.
Di fronte all’esperienza del limite ciò che più l’uomo desidera è un cambiamento: “mandaci, padre Zeus, il miracolo di un cambiamento” dicevano gli antichi.
Occorre solo la Decisione di coltivare il “pezzo di terra” della realtà che ci è dato; che cresca il raccolto non dipende da noi.
Pietro Lorenzetti