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Il Camplus Lingotto in trasferta a Milano

creato da admin -Ultima modifica 10/06/2010 14:29

Sveglia ore 8, colazione sostanziosa da veri atleti, ritrovo e partenza. Armati di borsoni e striscione (“A Milano il risotto, a Torino il gianduiotto, la vittoria al Lingotto! by Fra&Fla”), calciatori e supporters del Camplus Lingotto partono per la trasferta a Milano.

la seduta tattica pre-partita. Fra battibecchi, indicazioni, proteste, volano foglietti riportanti gli schemi e si innalzano cori di incitamento reciproco (e di scherno nei confronti del portiere).

Eccoci a destinazione, è tempo di prendere confidenza con spogliatoio e campo da gioco.

Siamo carichi. Foto di squadra. Scendiamo in campo…

I nostri ultrà iniziano a scandire cori, mentre nel rettangolo verde si “combatte” e si dà vita ad un match acceso, pieno di ripartenze e azioni serrate. Al termine la vittoria è netta: Lingotto 8 – 2 Rubattino ma, vista l’ora, la fame dei supporters ci incalza e decidiamo di non eccedere dilungandoci nei festeggiamenti.

Chiusa la parentesi sportiva (e il lauto pranzo), il pomeriggio ci vede divisi in tre gruppi: c’è chi visita il Castello Sforzesco, chi la mostra del pittore Goya e chi partecipa al “Dialogo nel Buio”…

Dialogo nel buio? Cosa sarà mai? Anche noi non ne avevamo idea. Ci vengono dati un bastone per ciechi, qualche informazione e subito veniamo inghiottiti dal buio più totale. Iniziamo a camminare a tentoni, appoggiandoci alle pareti e muovendo freneticamente il bastone sul pavimento dinnanzi a noi. <Carlo, sei tu?>, <Sì, tranquillo>; <Nico dove sei?>, <Qui!>.

Guidati da una donna non vedente, ci muoviamo attraverso un giardino, una casa, mettiamo alla prova l’olfatto, l’udito, il tatto; facciamo conoscenza con tutti gli altri sensi oltre ai cinque fondamentali, quindi esploriamo una parte di città, tutto simulato con oggetti e odori reali. Durante il percorso di un’ora e mezza ci si sente catapultati in un labirinto di sensazioni e percezioni, si impara a concentrare tutte le proprie facoltà sensoriali su ogni particolare per compensare l’assenza della vista. È stata un’esperienza stupenda, che fa riflettere riguardo a quanto noi basiamo la percezione del mondo sugli occhi: tutto, lì dentro al buio, assume un sapore, un suono, un odore, una consistenza, un carattere diverso. Può spronarci a cogliere l’essenza delle cose, attraverso una conoscenza di esse più approfondita; perché non servono gli occhi per guardare lontano, ad occhi chiusi è possibile vedere anche di più.

Nicola Scarpelli

 Camplus Lingotto

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