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La conoscenza tra ricerca scientifica ed esperienza umana - incontro con il Prof. Bersanelli al Camplus D'Aragona

creato da Chiara Spicciarelli -Ultima modifica 02/07/2010 10:36

Tiziana Di Maria, studentessa del Camplus D'Aragona, racconta le sue impressioni.

Mercoledì 16 giugno presso l’auditorium del Collegio D’Aragona di Catania si è svolto un incontro con il Prof.  Marco Bersanelli, docente di Astrofisica all’Università degli Studi di Milano e capo della progettazione e sviluppo del Low Frequency Instrument, utilizzato dal satellite Planck Surveyor.

L’incontro porta il titolo “La conoscenza tra ricerca scientifica ed esperienza umana”. Si tratta di uno dei tanti eventi che sono stati organizzati nell’orbita del tema Camplus dell’anno 2010 “La conoscenza è sempre un avvenimento”. Bersanelli ha concluso il ciclo di incontri dei ragazzi del Circolo Letterario Camplus risolvendo alcuni quesiti emersi durante i lavori dell’anno. In particolare il gruppo durante l’anno ha individuato nell’elemento dello stupore l’origine primigenia dell’atto del conoscere, per tale ragione è sembrato opportuno leggere ad inizio serata, un estratto della novella di L. Pirandello “Ciaula scopre la Luna”.

La lezione-incontro è stata abilmente presentata dal prof. Bersanelli non come un qualcosa di didattico, ma come esperienza dell’umano con l’umano. E “nella notte ora piena del suo stupore” [così termina la novella], attraverso le immagini che il prof. Bersanelli ha presentato tramite PowerPoint, si è svolto davvero un viaggio all’interno dell’universo. Dopo un excursus storico sulle prime forme di ricerca astronomica, sulla curiosità non solo del mondo ma di cosa sta al di là, da Tolomeo a Galilei insomma, ha individuato un continuum tra il passato e il presente: il porsi domande, che è proprio dell’uomo. il trovare delle risposte dipende, chiaramente, dai mezzi, quindi dal tempo storico. Il prof. Bersanelli, in linea con quanto fatto con il Circolo, ha parlato di tre fattori umani fondamentali nell’atto del ricercare. Il primo elemento è lo stupore, l’emozione della meraviglia. Tuttavia esiste una forte componente di casualità che motiva la ricerca. Da una prima fase di stupore tutta emozionale, si passa al momento dell’osservazione: osservare la realtà è la parte più educativa della ricerca, in quanto richiede un ampio uso della ragione. Eppure “Molta osservazione e poco ragionamento, conducono alla verità”. La scoperta è in fondo un imbattersi in qualcosa che è già in essere, citando C. Handrasekhar: “ In qualche strano modo, qualsiasi fatto scoprii o qualsiasi percezione nuova ebbi non mi parve mai una mia scoperta, bensì qualcosa che esisteva da sempre e in cui ebbi solo la fortuna di imbattermi”. La scienza come qualsiasi sistema necessita di un linguaggio: la matematica. La corrispondenza delle sue formule con le reali misure dell’universo crea un senso di meraviglia e ammirazione. Eppure formule ed equazioni matematiche seppur riescano ad essere strumenti perfetti del conoscere, sono insufficienti per esplorare l’inesplorabile: “Colui al quale la buona sorte ha permesso di collaborare alla cooperazione della scienza esatta, troverà sua soddisfazione nella coscienza di aver esplorato l’esplorabile e venerato silenziosamente l’inesplorabile”. Ad alcune domande riguardo alla tracotanza nell’atto del ricercare, Bersanelli (lo ringraziamo per questo) ha voluto rispondere da uomo-scienziato. Esiste, non lo nega Bersanelli, un limite: prendere atto che esiste un Mistero. Quando la Scienza smette di essere tale e diventa Ideologia allora è chiaro che essa non è Scienza. Il suo unico scopo in fondo è quello di suscitare ogni giorno l’emozione, la meraviglia, lo stupore, l’ammirazione di vivere non su uno dei tanti mondi, ma nel Mondo.

Tiziana Di Maria
Camplus d’Aragona

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