La Divina Commedia come viaggio della conoscenza
Il Direttore del Camplus d’Aragona Davide Attaguile, su proposta di un gruppo di collegiali del quale anch’io faccio parte, ha deciso di promuovere quest’anno iniziative culturali finalizzate a sviluppare e valorizzare il tema: “La Conoscenza è sempre un Avvenimento”. Le iniziative che sono nate si sono tradotte, fra l’altro, nella creazione di una sorta di circolo letterario destinato a promuovere incontri che avessero come oggetto di riflessione la lettura di un libro e la discussione critica dei suoi contenuti.
Le conversazioni sono sempre state molto stimolanti e ricche di differenti prospettive di giudizio dovute all’eterogeneità dei partecipanti, provenienti da Facoltà diverse e dunque abituati a logiche di pensiero non sempre convergenti.
Il primo impegno del circolo si è concretizzato nella preparazione di un intervento da svolgere in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico del Collegio, tenutasi il 19 gennaio 2010. A questo fine, partendo dal testo di Carmine Di Martino “La Conoscenza è sempre un Avvenimento”, abbiamo selezionato dei brani tratti da opere della letteratura italiana che ci sono sembrati molto pertinenti, come per esempio la novella di Luigi Pirandello “Ciaula scopre la luna” o la celeberrima terzina del ventiseiesimo canto dell’Inferno dantesco contenete la sentenza di Ulisse: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” (Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, canto XXVI, 118-120).
Nel corso degli incontri organizzati successivamente un dibattito molto stimolante è stato suscitato dalla lettura de “Il Piccolo Principe” di Antoine De Saint-Exupéry, che ha suscitato riflessioni assai interessanti sul senso dello stupore come mezzo di conoscenza e sulla capacità, insita nell’uomo, di stupirsi.
Constatato l’interesse e la passione che ci animava, il Direttore ci ha suggerito di ampliare quindi la nostra esperienza invitando docenti dell’Università di Catania e chiedendo loro di intervenire, relativamente al proprio campo di ricerca, sul tema della conoscenza come avvenimento.
In questo contesto si inscrive l’incontro “La Divina Commedia come Viaggio della Conoscenza” avvenuto il 17 maggio 2010 con il Professore Sergio Cristaldi, docente di Filologia e Critica dantesca presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania. Il Professore ha articolato il suo intervento in due parti: la prima è stata caratterizzata dalla proiezione di un video concernente i valori simbolici della selva dantesca e delle tre cantiche della Commedia; la seconda è stata invece dedicata in larga prevalenza all’analisi della disaffezione che ha pervaso Dante dopo la morte di Beatrice e che lo ha indotto ad aprirsi al richiamo di altre donne e a sperimentarne l’attrazione.
Grazie alle riflessioni del Professore ci siamo resi conto, con vivo stupore, che non solo la vicenda della Commedia trae origine da una disaffezione, dalla crisi cioè del rapporto affettivo che legava Dante a Beatrice, ma che l’esperienza stessa della disaffezione è riassuntiva di tutta la dinamica del peccato: il peccato cristiano, infatti, non è altro che una crisi affettiva, una crisi del rapporto che lega l’uomo a Dio. Solo in questa prospettiva si riesce a comprendere il significato profondo della selva oscura, dietro la quale Dante ha voluto celare il tradimento di un rapporto. Da tale punto di vista, la figura di Dante è paragonabile a quella di Lucifero, in quanto entrambi sono accomunati dal rifiuto di un rapporto. Tuttavia, la grande differenza tra i due sta nel fatto che, di fronte al riproporsi dell’avvenimento, Dante accetta di essere recuperato, Lucifero no.
Nella parte conclusiva della sua conferenza il prof. Cristaldi si è soffermato sull’avvenimento come esperienza, facendoci intravedere perfette corrispondenze tra l’avvenimento della Commedia e la miriade di avvenimenti in cui ogni giorno ci imbattiamo nella nostra vita. Siamo tutti soggetti all’avvenimento e nessuno può affermare di esserne estraneo, in quanto ciò darebbe origine ad una contraddizione in termini: per il solo fatto di esserci, qualcosa ci sta accadendo. L’assunto fondamentale è che “ogni avvenimento spiazza” e che la realtà, in quanto perenne avvenimento, contempla una buona dose di imprevisto e di gratuità; l’avvenimento scaturisce dall’impatto con la realtà e la realtà ha in sé lo stupore, forza che ci permette di conoscere. Per cogliere la realtà dobbiamo dunque stupirci, altrimenti non saremo mai capaci di impegno, di slancio e di passione.
Il prof. Cristaldi ha quindi richiamato l’attenzione proprio sul valore dello stupore quale elemento costituente del reale e sull’importanza di farci toccare dagli avvenimenti che, nonostante la nostra superficialità nel percepirli, si ripropongono continuamente secondo una logica dialettica di limite-superamento. Ha concluso, quindi, il suo intervento rivolgendo ai presenti l’augurio di essere spiazzati.
Personalmente, dopo questa lezione, cercherò di cogliere più attentamente lo stupore che deriva dalle cose per riuscire ad appassionarmi maggiormente di ciò in cui sono coinvolta: lo stupore aumenta la passione e ci nobilita, ci permette di scorgere quell’essenziale che è invisibile agli occhi che Antoine De Saint-Exupèry citava nel suo libro “Il piccolo principe”. Ma soprattutto metterò da parte l’imbarazzo ed il disagio per la gratuità degli avvenimenti, per scorgermi sempre più spesso spiazzata e pronta al superamento del limite che il percorso conoscitivo comporta.
Maria Teresa Maccarrone
Camplus d’Aragona