Il Meeting secondo... Daniele Malandrino

03/09/2019

Intervista

Descrivere l’esperienza del meeting non è semplice, pur non avendo vissuto l’evento dall’inizio alla fine ho avuto modo di trascorrere tre giornate brevi ma intense. Essendo la mia prima partecipazione a questo evento non avevo delle aspettative ben definite, ma questo mi ha permesso di apprezzare al meglio ogni occasione. Potrà sembrare banale, ma la cosa che più mi ha colpito è stato il rapporto umano, la quantità di persone, storie e vite, tanti piccoli universi concentrati in un luogo specifico.
L’attività svolta presso lo stand Camplus-Euresis mi ha dato l’opportunità di applicare concetti e informazioni apprese all’università ad una concezione diversa: spiegare nozioni universitarie a persone di qualsiasi età, dai bambini agli anziani, e di qualsiasi ambito lavorativo, anche molto distante dall’attività medica, permettendomi di rielaborare attivamente le informazioni apprese in maniera alternativa, per riuscire a rendere concetti complessi facilmente comprensibili e allo stesso tempo abbastanza affascinanti, e anche divertenti (in riferimento soprattutto ai bambini), tali da trasmettere la bellezza e la complessità di quanto trattato e non posso negare che questo processo mi ha permesso di imparare e cementificare molte di queste nozioni in modo molto più profondo rispetto a quello che avrebbero potuto fare decine di lezioni universitarie.
Ma l’interazione con gli altri è solo la punta dell’iceberg: le tante persone conosciute, studenti di varie facoltà e di varie università italiane con cui scambiare pareri, opinioni, conoscenze sugli argomenti in gioco e sull’università in generale, facendo bagaglio di progetti, ambizioni, lavori altrui; il numeroso pubblico dello stand, con personalità di tutti i generi, con persone interessate anche per motivi profondamente personali, (disturbi legati al sistema nervoso, patologie di vario genere, anche molto gravi) alcune delle quali hanno volontariamente condiviso problemi personali, quasi come vi fosse una fiducia reciproca, all’insegna del dialogo e della condivisione, per cercare di comprendere loro stessi i meccanismi fisiologici alla base di queste problematiche e i meccanismi naturali, e non, attuabili per la loro risoluzione.
Il rapporto medico paziente, tanto trascurato in ambito universitario, ma di fondamentale importanza a livello lavorativo, è stato esacerbato a livelli estremi da parte dei relatori ed espositori delle conferenze, con un’interlocuzione attiva con il pubblico, tesa a trasmettere più informazioni possibili su questioni molto complicate e allo stesso tempo profondamente incomprese, ma indagate da tutti, dal punto di vista umano e scientifico: tant’è che uno dei momenti più belli del meeting, a mio parere, è stata la condivisione da parte di alcune persone affette da Parkinson, durante una conferenza, della loro situazione emotiva e fisica e di come stessero affrontando la loro malattia, davanti a un pubblico di decine di persone, a dimostrazione dell’atmosfera di condivisione e sincerità venutasi a creare.
E ancora... i vari stand presenti alla fiera, i vari importanti ospiti presenti alle conferenze, mi hanno permesso di fare conoscenza di esperienze di vita ed esperienze lavorative molto differenti tra loro e tutto questo non ha fatto altro che far sviluppare in me curiosità e riflessione su ambizioni e progetti sul mio futuro, soprattutto in relazione alle storie di vita personali di personaggi illustri raccontati al meeting in cui mi sono riflesso.
Miliardi di stimoli, difficili da esplicitare a parole, che mi hanno colpito nel profondo e mi hanno permesso di allargare i miei orizzonti, all’insegna dell’assurda e incomprensibile vastità del mondo e di chi lo abita. 

Daniele Malandrino, studente Camplus Catania

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