Il Meeting secondo... Nicola Sabatini

03/09/2019

Intervista

“Ma perché una cosa così bella non è pubblicizzata di più?” Spesso le domande più semplici, come questa rivoltami da una nuova giovane collega, letteralmente “scaraventata” al Meeting dopo poco più di un mese di lavoro in Camplus e del tutto ignara di cosa la aspettasse nella settimana riminese, sono quelle più decisive. Quelle che aiutano più facilmente a fare un nuovo passo di conoscenza. Anche di sé.

“Già -mi sono detto dall’alto dei miei quasi 30 Meeting- perché non è pubblicizzato di più?” Ma subito, invece di pensare a difetti nella strategia di comunicazione, alla cattiveria dei mezzi di comunicazione, sono emerse in me altre domande: “ma perché questa domanda? Cosa ha visto nel Meeting, lei che non sa neanche che cosa è e non ci è mai stata? E io, cosa ci vedo nel Meeting?” 

Ma le sorprese erano solo all’inizio. Una sera a cena con i ragazzi di Camplus, altre pesantissime parole: 

“Entro in fiera e vedo che qui la gente è felice: anche io voglio esserlo”

“Qui ho incontrato vecchi amici che si trattano con una serietà che vorrei sempre” 

“Io voglio venire al Meeting perché qui si può essere quello che si è veramente”

“Io vengo qui per donare qualcosa, e in questo ci guadagno”

Rimango di stucco. Abituato a tanti anni di Meeting, mi sono trovato a considerarlo in modo un po’ ridotto, a darlo un po’ per scontato. E invece, anche se i toni sono sussurrati, la cena è letteralmente una scarica di entusiasmo, un desiderio di positività, di voglia di fare e di vivere. I rapporti innanzitutto. Rapporti che siano significativi. 

Già: i rapporti. Il tema del Meeting era un verso di una poesia del grande Santo Giovanni Paolo II: rivolgendosi alla Veronica che incontra Cristo sulla via del Calvario, le dice “Nacque il tuo nome da ciò che fissavi”. 

Tema apparentemente difficile, ma in realtà più semplice di quello che sembra: cosa ci rende quello che siamo in questo momento? Cosa dà il gusto e il senso nella vita in questo istante a noi, uomini qualunque sulle strade -che a volte sanno essere veri Calvari- che ci tocca di percorrere? La poesia lo suggerisce in modo potente: quello che scegli di fissare, ciò che decidi di guardare. O meglio: ciò che cattura il tuo sguardo. Ciò che è talmente attraente e umano che di rapisce e ti chiama a sé. Come il volto di Cristo per la Veronica. E così il tuo sguardo segna il cammino che ti rende te stesso. Che ti dà un nome. Il tuo nome. Come testimoniano i ragazzi appena citati. 

Lo abbiamo visto in maniera straordinaria nell’arena scientifica che abbiamo realizzato con gli amici di Euresis: la meraviglia del cervello umano sta nel consentire la vita della nostra coscienza, lo sviluppo della nostra esperienza e della nostra personalità, che non si riesce a ridurre alla complicatissima e misteriosa trama neurologica, di cui pure ha bisogno. C’è qualcosa di infinitamente altro in noi, che la neurologia non riesce a spiegare fino in fondo, e questo dato lo scopriamo aprendo gli occhi sul mondo, lasciando entrare la bellezza e le domande che la vita pone anche per una sottile crepa nell’apparente banalità del ripetersi delle nostre giornate, già decise, incasellate, programmate. 

Per intuire cosa si può vedere e scoprire nel Meeting è necessario viverlo, darsi qualche giorno di fatica e sudore nei padiglioni della Fiera, e lasciarsi afferrare dalla cosa più semplice e bella che può accadere nella vita di chiunque: un incontro vivo con persone vive. Al Meeting è un continuo, dai ministri ai bambini, dai grandi professori, scrittori e pensatori alle persone più umili e sconosciute. 

Io l’ho riscoperto, grazie soprattutto ai ragazzi del Camplus. L’entusiasmo e la voglia di giocarsi e lasciarsi sorprendere di chi ha fatto la guida in mostra, anche per pochi giorni, l’inventiva dei ragazzi della radio, a partire dall’ultima arrivata, erano un continuo pungolo a ricalibrare lo sguardo su quello che è il tesoro del Meeting e che si manifesta attraverso gli incontri, le visite alle mostre, i pranzi e le cene insieme. 

Ora capisco di più che cosa è il Meeting, e perché mi piace tanto: perché è una crepa. E’ una crepa nel mondo, offerta a tutti senza distinzione, attraverso la quale entra una luce nuova, un’aria fresca capace di rinnovare cose che sembra impossibile rivitalizzare e che troppo spesso pensiamo essere possesso di alcuni esperti: cultura, politica, scienza, lavoro, rapporti, perfino la cucina e lo sport. 

Ma se qualcuno mi dicesse che esiste un posto così, non spenderei parte dei miei soldi e del mio tempo per viverlo? E se fosse in un posto lontano, non mi sposterei per poterne fare parte? Come chiudeva la bellissima mostra “Bolle, pionieri e la ragazza di Hong Kong”, “se l’amore fosse a Hong Kong, impareremmo a nuotare”.

Così abbiamo fatto. Ci siamo lanciati e insieme abbiamo nuotato nel grande bailamme del Meeting e abbiamo scoperto di più cosa siamo, cosa cerchiamo ogni giorno. E’ una scoperta che è un punto di non-ritorno. L’inizio di un cammino imprevedibile, che ha dentro qualcosa di infintamente grande e promettente. Grande almeno quanto quello che desideriamo di più: bellezza, verità, pace, amicizia, felicità.

Grazie a tutti.

Nicola Sabatini, Vice-direttore Camplus College Milano, curatore mostre Camplus ed Euresis al Meeting

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